Arca del Santo

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Quando una passione lunga 102 anni si intreccia alla devozione, sbocciano opere destinate a rimanere nella storia. La nuova arca di Sant’Antonio forgiata dall’azienda Margraf spa di Chiampo, nel Vicentino, è già nella storia del Santo e della sua Basilica. 
Da sabato 12 aprile, infatti, a causa di alcuni lavori di restauro necessari nella Cappella dell’Arca (soggetta da tempo a infiltrazioni di umidità attraverso i muri e le finestre) che dal 1350 ospita le spoglie del frate portoghese morto a Padova, i resti ossei di Sant’Antonio sono stati traslati nella Cappella di San Giacomo, nel braccio destro del transetto della Basilica, e ospitati all’interno di un sarcofago di marmo plasmato a tempi di record nei laboratori di Margraf. L’azienda presieduta da Silvio Xompero – che a livello di edifici religiosi ha compiuto alcuni restauri in Vaticano, contribuito ad impreziosire la cappella progettata dall’architetto Portoghesi interna all’ospedale di Vicenza e realizzato il pavimento della restaurata cappella Ovetari nella chiesa degli Eremitani di Padova – recentemente ha lasciato la propria impronta nella Basilica venerata da oltre 4 milioni di pellegrini che ogni anno si recano per pregare sulla tomba del «Santo dei miracoli». 
Tecnicamente la società di Chiampo ha reso possibile la costruzione dell’arca che per diciotto mesi circa conterrà il corpo, in attesa del ripristino e l’apertura al pubblico della Cappella dell’Arca. 
Poi, l’opera probabilmente volerà verso l’India dove dovrebbe venire eretto un santuario in onore di San’Antonio, lì molto amato. Circa sei mesi fa, Margraf è stata contattata dalla «Veneranda Arca del Santo», l’organismo che provvede alla conservazione e al miglioramento degli edifici monumentali della Basilica del Santo, e in seguito a visite all’azienda, ha ottenuto il prestigioso incarico. 
Da lì è partita la corsa contro il tempo: i lavori sono cominciati a marzo ed il 12 aprile scorso la cassa di rovere contenente la teca in cristallo che custodisce i resti mortali del Santo è stata collocata nella nuova arca realizzata sul disegno dell’arca trecentesca secondo l’affresco di Giusto de’ Menabuoi nella Cappella del Beato Luca Belludi. Si tratta di circa 40 quintali di marmo (8 solo il coperchio) trattati con un particolare processo di antichizzazione. 
A dominare l’opera è l’Orsera, la pietra istriana di colore bianco, conosciuta anche come Pietra d’Istria, estratta dalle colline di Orsera di fronte al mare. Il completamento, invece, è stato affidato al Verde Antico e al marmo Pentelico Greco che è servito a coprire il lato a vista, quello che i pellegrini possono «accarezzare» in segno di rispetto e affetto verso Sant’Antonio. Il basamento su cui poggiano le quattro colonne portanti in Pietra Orsera, infine, è ricavato da lastre di marmo Rosso Asiago
A decorazione sono stati posti elementi in alto rilievo: un rosone al centro di due croci. In tutto, l’arca è larga 224 centimetri, alta 89,5 e profonda 101 ed è stata donata da Margraf e da Ometto Costruzioni, l’impresa padovana che è parte dei lavori assieme alla ditta Sansovino di Venezia. Mentre tutti gli interventi sono finanziati dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e da Venetian Heritage. In quella serata del 12 aprile, in cui il silenzio è stato rotto solo dal rumore degli scalpellini che hanno aperto la precedente arca, l’emozione e la fede hanno riempito il cuore dei presenti. E Monsignor Francesco Gioia, delegato pontificio per la Basilica ha ricordato nella sua omelia: «La vita di Sant’Antonio ebbe una svolta decisiva alla vista delle reliquie dei cinque protomartiri francescani, uccisi in Marocco il 16 gennaio del 1220. 
In quella circostanza egli concepì il desiderio del martirio; entrò subito nell’Ordine di S. Francesco d’Assisi e nell’autunno dello stesso anno partì per il Marocco. Ma non divenne martire, perché Dio aveva su di lui un altro disegno: lo voleva testimone (“martire” nel significato del termine greco mártys, da matyre) del Vangelo con la predicazione e con il suo stile di vita. Il messaggio che Sant’Antonio rivolge a noi questa sera è di testimoniare con la propria vita ciò che crediamo».

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